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Il pellet inquina? Come scegliere un pellet di qualità? Sono le domande che in questa stagione, come ogni anno quasi, ritornano alla ribalta a causa dell’inquinamento atmosferico che attanaglia le nostre città. Sotto accusa le stufe a pellet e i camini accusati di produrre PM10, polveri sottili, che finiscono nell’aria che respiriamo rendendola tossica. Sulla questione il dibattito è ampio e anche noi di Gm-Termoidraulica nei mesi scorsi abbiamo cercato di fornire qualche indicazione in merito riportando anche il parere dell’Associazione italiana per le energie rinnovabili (Aiel). Ma la polemica non si ferma e alimenta la discussione sulle biomasse che sono inserite tra le energie rinnovabili.
Sostituire i vecchi e obsoleti apparecchi a legna e pellet con nuovi e moderni generatori
Nei giorni scorsi Uncem, l’Unione nazionale Comuni Comunità Enti Montani, ha preso posizione schierandosi proprio con Aiel e ribandendo come sia “fondamentale che tutti gli incentivi alle biomasse legnose siano finalizzati esclusivamente ai generatori di qualità con alti rendimenti e basse emissioni, come già previsto dall’Accordo interministeriale sottoscritto a giugno 2019 nel corso del Clean Air Dialogue”. La soluzione non sarebbe quindi il GPL al posto delle biomasse. L’argomentazione prosegue affrontando la questione in questi termini: “Bisogna togliere gli incentivi al settore del riscaldamento a biomasse? Se vogliamo migliorare la qualità dell’aria bisogna fare esattamente il contrario - spiega Uncem - È necessario intensificare l’impegno a incentivare la sostituzione dei vecchi e obsoleti apparecchi a legna e pellet con nuovi e moderni generatori che garantiscono elevati livello di efficienza energetica e basse emissioni di polveri”. E come? “Con l’incentivo Conto Termico. E i primi risultati sono già apprezzabili. Nel 2017, a fronte di poco più di 23.400 interventi di sostituzione incentivati, è stato possibile garantire una riduzione pari a 1.100 tonnellate annue di particolato (PM) e di circa 80.000 tonnellate annue di CO2 equivalente (Gse, 2018). Nel 2018, a fronte di un raddoppio degli interventi di sostituzione (pari a poco più di 46.000) è ragionevole affermare un raddoppio anche dei benefici ambientali derivanti, ossia una mancata emissione in atmosfera di 2.200 tonnellate annue di particolato (PM) e di circa 160.000 tonnellate annue di CO2 equivalente”.
Come scegliere il pellet di qualità?
Per rispondere a questa domanda, ci viene in aiuto Altroconsumo, l’Associazione italiana dei consumatori, che raccomanda di controllare i marchi in etichetta ogni volta che si procede all’acquisto del pellet. “Esistono diversi marchi di certificazione, che variano non solo in ogni paese, ma in alcuni Stati, come Ucraina e Russia, non è previsto alcuno standard di qualità - spiega Altroconsumo - In Italia la situazione è più controllata: è vietato l’uso di legno e scarti di legno trattati chimicamente. Esistono alcune certificazioni che possono garantire ai consumatori una buona qualità, altre che invece assicurano la sostenibilità del prodotto”.
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